Bella donna
Sarebbe ora che, a-politicamente, si cominciasse a ripensare l'uso che delle donne fa la società italiana.
categoria: riflessioni, sesso, belpaese, violenza sulle donne, vivere da donna
A tutte le amiche del Civico 42 auguro un felice Natale ed un anno nuovo denso di avvenimenti positivi.
Un caloroso abbraccio,
Jayperry
“E’ la cultura dell’eguaglianza di genere che può combattere la prostituzione” (…) “Me lo lasci dire, sono letteralmente sconvolta e spaventata dalla direzione presa dall’Italia: punire le ragazze le farà scappare dalla polizia, non collaboreranno più, per voi prendere i criminali diventerà impossibile”
Da Repubblica.it
Il metodo svedese, mettere i clienti seduti in aula accanto ai trafficanti di esseri umani, può sembrare violento, ma è onesto e diretto.
Chi compra un essere umano, una parte di quell’essere, per fame, paura, ignoranza, non è diverso da chi lo vende. Su questo punto sono d’accordo, l’unico punto, col decreto Carfagna. Decreto fumo negli occhi, salviamo le apparenze, puliamo le strade, delle donne chissenefrega, non c’è dubbio, non c’è alcuna progettualità nella legge Carfagna. Ma di certo i clienti non sono meglio degli sfruttatori, metterli accanto a loro è un atto concettualmente onesto se vogliamo.
Sono fuggita da un palco, pochi giorni fa. Non ce l’ho fatta. E adesso, stupidamente, quasi a rifarmi o scusarmi urbi et orbi, salgo su questo palco mediatico.
Qualche giorno fa c’è stato il Memorial in onore di mio fratello.
Pochi giorni prima, c’è stata la presentazione dell’evento nella sala consiliare, e già lì è stata durissima: ho pianto per metà del tempo, guardando il libricino con la descrizione dell’evento e il nome di mio fratello in copertina.
Le locandine, stesso effetto. Solo una certa insofferenza, durante i discorsi dei politici e i loro bla-bla-bla.
Quando il vicesindaco mi ha chiesto di dire due parole, se me la sentivo, al microfono… sono fuggita come davanti ad una vipera del Gabon, ho mormorato qualcosa tipo “grazie, scusatemi…” o chissà cos’altro… sarà stato scambiato per terrore da microfono, ma chi se ne importa…
E l’altro giorno, la data fatidica. All’avvicinarmi al palco, già le gambe mi tremavano. Sono rimasta ad una certa distanza, ho chiamato uno degli organizzatori, per sapere meglio come e quando dovevo presentarmi in cimitero, e ho rimediato ben tre passaggi in auto… e ho atteso la guest star dell’evento, l’ex campione del mondo che ha accettato di presenziare e che doveva deporre dei fiori sulla tomba.
Sono passati solo pochi giorni, è vero. Ricordo, perciò, perfettamente la strana sensazione di galleggiare in una bolla a-temporale, lì in piedi davanti alla tomba, vedere arrivare i ciclisti con le loro tutine attillate e in colori fluo, i caschi di protezione multicolor (e Dio sa che quando va male non servono a salvarti la vita…), l’ex campione del mondo in testa, col mazzo di fiori che si ferma a fianco a me, depone i fiori, recita una silenziosa preghiera con altri ciclisti dietro di lui, che quando rialza la testa applaudono… e io stordita e ammutolita, quando si allontanano mi occupo macchinalmente di mettere i fiori in un vaso, senza riuscire a guardare la foto da cui mio fratello continua a sorridere sornione per l’eternità…
Quando oltrepasso il cancello del cimitero, ritrovo i ciclisti che stan montando in sella, di fronte a me il campione: accenno un grazie sussurrato e un cenno con la mano. Lui smonta dalla bici, si avvicina e mi abbraccia, mormorando parole di conforto col suo accento trentino, che noto pur nel mio stordimento, per un attimo mi sento meno sola, e mi ritrovo a pensare assurdamente che devo ricordarmi di dire a mio fratello che ho conosciuto uno dei suoi miti…
Monto in macchina e fuggo, non mi presento sul palco al via della gara, vedere quei giovani che sfrecciano colorati mi schianta, e non torno neppure per la premiazione: il pensiero del palco, dei giudici, la paura che mi chiamino a presenziare alla premiazione del vincitore come se fossi un’autorità o, peggio, una velina, mi riempie di angoscia.
Quanto possono essere pericolosi i palchi, a volte…
Il libro racconta la storia di quattro ragazze dell’alta società saudita che vivono a Riad.
Le storie che s’intrecciano sono storie d’amore, di donne in lotta per l’indipendenza, per un po’ di riconoscimento da parte degli uomini, in un paese come quello dell’Arabia Saudita, dove come dice e racconta la stessa autrice, una donna non ha il diritto di firmare un foglio se non con l’impronta delle dita, oppure non si può occupare di questioni finanziare e avere contatti con banche o uffici amministrativi.
Quello che rende il libro ancora più affascinante è sicuramente la maniera in cui è stato scritto, infatti la storia è stata scritta tramite e-mail che la stessa autrice mandava alla sua comunità ogni venerdì. Lo stratagemma della Al-Sanea è stato necessario perché nella penisola arabica è impensabile poter scrivere apertamente un libro del genere, un libro che mette a nudo i sentimenti delle ragazze di Riad. Dopo la scrittura quasi clandestina della Al-Sanea il libro è stato pubblicato nel più liberale Libano, dove ha potuto circolare liberamente ed arrivare fino a noi.
Molti paragonano Ragazze di Riad a Sex and the City, ma io credo che i punti dove i libri si assomigliano riguarda solo la storia di quattro ragazze alla ricerca dell’amore, per il resto i due libri sono profondamente diversi. Ragazze di Riad racconta molto di più, oltre ad essere la storie di quattro ragazze è soprattutto la storia delle donne saudite, la storia di un problema sociale.
Il libro scopre la donna saudita, la mette a nudo a volte ne critica la debolezza ed altre ne esalta la forza d’animo, e così noi lettori abbiamo la possibilità di entrare in un regno come quello saudita e soprattutto delle donne saudite. Questo non è un trattato sociologico sulla società saudita, ciononostante con la sua semplicità diviene una finestra spalancata verso le Ragazze di Riad.
Il civico 42 si appresta ad affrontare una ristrutturazione completa.
Entro la fine della settimana tutte le coinquiline che col tempo sono scomparse senza lasciare traccia verranno cancellate dal blog, se invece siete ancora interessate a partecipare, ma in modo attivo e accettando le regole fatevi vive.
L'aria si è fatta un po' polverosa al civico 42, non si sa bene come muoversi, in che direzione andare...quando l'entusiasmo era ai massimi livelli l'idea era di creare uno spazio condiviso con la massima libertà di espressione per tutte le donne che avevano qualcosa da dire su qualsiasi argomento, ma alcune di noi da dire non hanno avuto proprio nulla, altre invece hanno detto fin troppo e sono state necessarie delle regole per arginare le disattenzioni e i pasticci, regole che non sono piaciute a tutte, che a volte sono state ignorate e hanno trasformato alcune di noi in portinaie attente all'inquilino maleducato che sporca le scale e lascia aperta la porta dell'ascensore...
Situazioni spiacevoli insomma, situazioni che non mi sarei aspettata nel momento in cui ho aderito a questo progetto con entusiasmo.
La domanda è semplice, cosa vogliamo fare per questo condominio?
a)Chiudiamo.
b) Lo lasciamo andare alla deriva lentamente.
c) Apriamo le finestre cambiamo l'aria e ci impegnamo a farlo diventare un vivace condominio popolato da donne intelligenti che parlano d'arte, attualità, letteratura, segnalano nuove tendenze, e altro...ma organizzandoci come si deve perchè lasciare tutto alla discrezione di ognuna finora ha portato a questo mortorio e basta!!!
Allora ditemi voi, io sono a disposizione! a, b o c?
Ovviamente siamo sempre pronte ad affittare alloggi virtuali a condomine che abbiano qualcosa da dire!!!!
Attendo con ansia le vostre risposte!!!
Baxart
e ti che ti ghe sbraggi apreuvu
mancu ciû u nasu gh'avei de neuvu
bruttu galûsciu de 'n purtòu de Cristu
nu t'è l'únicu ch'u se n'è avvistu
che in mezzu a quelle creatúe
che se guagnan u pan da nûe
a gh'è a gh'è a gh'è a gh'è
a gh'è anche teu muggè.*
...è proprio così, sempre così: a sollevare gli animi e ad ispirare i legislatori è smpre la morale dei ben pensanti, che non hanno interesse alcuno alla soluzione dei problemi ma vogliono che casa loro abbia un aspetto di pulizia e tranquillità. Il Ministro delle Pari Opportunità, ministero la cui stessa esistenza, in una democrazia vera, sarebbe discutibile, dicevo, il Ministro delle Pari Opportunità, la cui nomina ha suscitato un vespaio di pettegolezzi indegni, in particolar modo perché riferiti proprio a quella carica, ma su cui nemmeno vale la pena soffermarsi, insomma il Ministro delle Pari Opportunità ha deciso di occuparsi seriamente del problema della prostituzione.
Perché, afferma il Ministro in conferenza stampa, è un enorme problema da risolvere, giacché come donna le fa orrore, dice, che si possa vendere il proprio corpo in cambio di un profitto (peraltro un profitto altrui, spesso). Ma, mia bella signora, facciamo anche conto di non aver dato adito a tutti i pettegolezzi sulle trattative intercorse tra lei e il Presidente del Consiglio prima che le fosse assegnata la sua poltrona, lei non ha mai usato il suo corpo per trarne profitto? Concorsi, calendari, fotografie senza veli, non si trattava di mercimonio? certo, sublimato dall'arte della fotografia, al riparo (forse) dal contatto fisico e dal dover lasciare che un estraneo non scelto da lei abusasse materialmente della sua bellezza... ma se lei, mia cara, sta a farne una questione di moralità, qui siamo quasi quasi sullo stesso piano. E non lo dico io, lo dice una che la prostituta l'ha fatta per trent'anni. Che poi, finché ci saranno maschi che sfrutteranno le loro posizioni di potere per contrattare prestazioni sessuali (ad una mia amica l'hanno proposto in cambio di un posto in un call center, roba che io fino all'altro ieri pensavo fosse il lavoro meno ambito del pianeta), continueranno ad esserci donne che per disperazione o per scelta o per ambizione accetteranno di vendersi. Squallido? Forse. Ma il compito di uno stato laico è disquisire sulla moralità delle scelte dei suoi cittadini? Mi pare di no.
E allora, signor Ministro, la questione è tutt'altra. Non bisogna combattere la prostituzione perché ci fa orrore, ma bisogna combatterla perché attorno ad essa ruota una vera e propria tratta di esseri umani: ci sono, accanto a quelle che lo fanno per scelta, centinaia di ragazze costrette con la violenza e i ricatti, ci sono gli stupri, le percosse, ci sono persone vendute come cammelli, ci sono gli aborti, anche clandestini, ci sono le malattie veneree che circolano come il raffreddore, c'è ancora la sifilide, qualcuno se la ricorda? Dice infatti il ministro, nella stessa conferenza stampa, che in effetti si tratta di un problema complesso, dalle mille sfaccettature, troppo grosso per le deboli forze di un governo e che, allo stesso modo del traffico della droga, quello degli esseri umani non si può sconfiggere, non si può fermare.
Ma sta proprio qui il punto. Io ho sempre pensato che non fosse vero. Non è vero che non si possano infliggere delle serie batoste ai narcotrafficanti, se invece di colpire i consumatori e gli spacciatori al dettaglio si andassero veramente a stanare i narcotrafficanti. Peccato che non ci sia nessuna volontà politica in tal senso, per motivi che io posso solo ipotizzare. Ma è pur strano che un governo che ha fatto fuoco e fiamme sulla storia della droga abbia prodotto una legge il cui unico scopo è di punire chi fa uso di sostanze - rischiando peraltro di mandare dentro pure chi si fumava il basilico dell'orto, tale era l'entusiasmo di quell'ondata di proibizionismo.
Il disegno di legge contro la prostituzione funziona allo stesso modo: punisce le puttane. E mica quelle che si sono fatte due conti, si sono scelte questo lavoro e ricevono in casa, né quelle che vanno, per migliaia di euro al colpo, a fare le loro comparse alle feste di lusso, no: multa e galera per chi lavora in strada, ovvero per le poverette di cui sopra, quelle costrette picchiate e ricattate, e pure esposte a tutti i rischi che comporta passare la notte in strada e montare sulla macchina del primo venuto. Ma alla fine della fiera è giusto lì che si voleva arrivare: mondare le strade dallo spettacolo indegno dei corpi in affitto, oltraggio al bel pensiero pubblico, alla morale e alla vista di quegli stessi cittadini che, una volta alla settimana, quando la moglie è alla partita di canasta, si vanno a fare il loro giretto per i viali, tûtti a miâ ë figge du diàu - che belin de lou che belin de lou.**
* e tu che gli sbraiti appreso "neanche più il naso avete di nuovo" brutto stronzo di un portatore di Cristo non sei l'unico che se ne è accorto che in mezzo a quelle creature che si guadagnano il pane da nude c'è anche tua moglie
** tutti a guardare le figlie del diavolo - che cazzo di lavoro che cazzo di lavoro
Su tutto prevale il linguaggio utilizzato dallo scrittore, che diviene non più e non solo strumento ma vero protagonista del narrato, incarnatosi in una mistura linguistica che impasta idiomi e modi di dire per servire al lettore un prodotto da cui sembrano liberarsi i profumi più inebrianti ed intensi dell'Isola.
Probabilmente non il migliore dei racconti di Camilleri, "La mossa del cavallo" introduce degnamente al mondo pastoso e profumato degli scritti di questo talento della nostra letteratura contemporanea.